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lunedì 5 dicembre 2016

Bevande Stupefacenti


Che cosa hanno in comune il Vino Mariani, la Coca cola e il Coca Buton ?
Sembrerebbe niente a prima vista ma in realtà la cosa in comune è un ingrediente, la Cocaina, o meglio le foglie di Coca peruviana.
Il pioniere di queste bevande energetiche di un tempo fu L'Italo-francese Dott. Angelo Mariani che invento il Vin Tonique Mariani, un vino rosso in stile Bordeaux nel quale venivano messe a macerare le foglie di cocaina.
Il vino Mariani ebbe talmente successo che diventò in breve tempo la bevanda più bevuta d'Europa e tra i clienti del farmacista si annoverano personalità famose e importanti come re , regine personaggi dello spettacolo e della letteratura. Anche il Papa Leone XIII era tra i clienti del Dott. Mariani, e gli piacque talmente tanto questa bevanda tonica che divenne  il testimonial in alcuni manifesti pubblicitari.
Il vino con la macerazione  delle foglie di cocaina ispirò un altro farmacista di nome John Pemberton che brevetto un prodotto a base di vino (americano)  e coca ma il paragone con quello del  del Dott. Mariani non era nemmeno immaginabile. Al farmacista conveniva inventare una bevanda non alcolica ma che fosse anche medicinale, utilizzando l'estratto della foglia di cocaina.
All'età di 54 anni John Pemberton inventò una bevanda non alcolica preparata con noci di cola, caffeina,  essenze, olii  mescolò lo sciroppo con acqua carbonata e infine non poteva che mancare, l' estratto di cocaina. La brevettò e la chiamo Coca-Cola
Anche in Italia la foglia di coca peruviana venne utilizzata da una distilleria chiamata Gio.Buton&Co.
che lancio il suo prodotto Elixir Coca Buton, ma a differenza dei due precedenti prodotti la presenza della cocaina svaniva durante la distillazione lasciando soltanto l'amaro del sapore, per questo motivo il prodotto bolognese fu utilizzato molto più a lungo dei precedenti sopratutto quando alcuni dottori incominciarono ad accorgersi degli effetti dannosi della cocaina nelle bevande se  bevute per un lungo periodo e scrivendo delle relazioni negative sulla foglia di coca.
Il risultato fu che i vini Mariani scomparvero dalla circolazione nel 1936 e la Coca- Cola  sostituì la l'ingrediente diventato illegale con uno segreto, mentre la Coca Buton è ancora in commercio mantenendo la coca solo nel nome.

lunedì 12 ottobre 2015

Il Mattone di Vino



Il 16 gennaio 1920 entro in vigore negli U.S.A. il divieto di poter produrre,vendere e consumare sostanze alcooliche, coloro che possedevano i vigneti in America per il solo scopo di trasformare le uve in vino si trovarono di fronte a un dilemma: strappare le viti e piantare qualcos'altro o cercare di trovare un modo per rendere ancora un profitto dalle uve con la speranza che il divieto di alcol non duri a lungo.
Questo problema fu sentito particolarmente tra i viticoltori della Napa Valley, che nel 1920 producevano e vendevano vino per in molti stati d' America, se questi viticoltori strappavano il loro vigneti per impiantare qualcos'altro, come alberi di frutta, c'era anche il rischio che la legge contro l'alcool venisse cancellata qualche anno più tardi, e per rimpiantare i vigneti bisognava aspettare come minimo 5 anni per avere della buona uva per il vino.
Molti proprietari non volevano rischiare, perciò stapparono i vigneti e li sostituirono con frutteti, gli altri studiarono un modo molto ingegnoso per vendere le uve per il vino e non andare contro la legge.
Il proibizionismo negli States  aveva  stabilito che le uve potessero essere coltivate solo se utilizzate per il consumo non alcolico. chi utilizzava le uve per trasformarlo in alcool rischiava la galera e non solo il viticoltore ma anche l'enologo e il produttore, ma se il viticoltore vendeva le proprie uve a un mercante e poi passavano in un negozio per poi finire in casa di una persona che trasformava le uve in vino, in questo caso il viticoltore non rischiava niente.
Nella legge era scritto che il viticoltore poteva creare anche del vino analcolico ( Succo di uva o succo di uva concentrato) solo per il consumo non alcolico, in questo modo i vigneti potevano fare ancora vino "analcolico " e il vino poteva  essere trasformato in vero vino dal consumatore finale previo avvertimento riportato sulla scatola dal viticoltore che questo era illegale.
Grazie a queste scappatoie furono creati i " Mattoni del Vino" e data la possibilità alla popolazione americana di poter bere vino.
Il Mattone di vino era un mattone di succo di uva concentrato, che i consumatori potevano scioglierlo o allungarlo con l'acqua e far riprendere la fermentazione per il proprio vino, ma non tutti i consumatori sapevano come fare il vino così i viticoltori stamparono sulle confezioni le istruzioni, come avvertimento di cosa non fare con il prodotto, un modo molto ingegnoso per aggirare la legge.

Grazie ai Mattoni i viticoltori che non trasformarono i loro vigneti in frutteti divennero molto ricchi, l'unico problema e che non riuscivano a soddisfare la domanda dei consumatori in quanto i mattoni erano richiestissimi.
Mattoni o no per Nostra fortuna il proibizionismo è stato cancellato e adesso possiamo bere e degustare degli ottimi vini ma sempre con prudenza e senza esagerare.

CHEERS ! ! !

lunedì 1 settembre 2014

Vino Diabolico



Sugli scaffali di qualsiasi enoteca o supermercato capita di vedere delle bottiglie di vino con dei nomi alquanto sinistri scritti sulla etichetta.
Il motivo di queste denominazione sono abbastanza strane e originali, basate su leggende, modi di dire o per pura fantasia.
Il vino Inferno della Valtellina  per esempio deriva probabilmente dalle temperature elevate che d'estate si raggiungono nei piccoli terrazzi vitati siti negli anfratti rocciosi della zona di Sondrio. Restando  negli inferi non poteva mancare che il Diaul dell'azienda Nino negri
 Abbastanza particolare è la leggenda del vino Sangue di Giuda: questa narra che Giuda passato a peggior vita di quella triste condotta  sulla terra, si fosse amaramente pentito dell'aver tradito Gesù. E Gesù in segno di perdono, lo avrebbe fatto resuscitare in carne e ossa nel' Oltrepò  precisamente a Broni. Riconosciutolo i cittadini del posto decisero di ucciderlo per il ruolo avuto nella passione di Cristo. Giuda si salvo grazie a un dono che fece ai viticoltori locali, risanò con il proprio sangue le loro viti dalla malattia che a quel tempo le aveva colpite. Per ringraziarlo i viticoltori gli dedicarono il nome di questo vino.
Rimanendo sempre nel' Oltrepò  abbiamo il Buttafuoco . Il nome pare derivare dal dialettale “al buta me al fogh”, che significa: “scalda – risveglia come il fuoco”, in relazione al fatto che si tratta di un vino di carattere e corpo. Un'altra spiegazione, più fantasiosa, è connessa anche all'effigie adottata dal Club del Buttafuoco: un ovale chiuso da due nastri rossi, simbolo del torrente Versa e del torrente Scuropasso, i due corsi d’acqua in cui è racchiusa la zona di produzione. L’ovale contiene l’immagine di un veliero con vele infuocate. La spiegazione della presenza del veliero è la seguente. Nella seconda metà dell’ ‘800, racconta la leggenda, la Marina Imperiale austro - ungarica varò una nave a cui fu dato il nome di Buttafuoco in ricordo di una compagnia di marinai dislocati a Stradella per il traghettamento sul fiume Po e occupati a combattere contro l’esercito del Regno di Sardegna in Oltrepò. Più che occuparsi dell’acqua di fiume, i marinai si sarebbero però occupati del vino di cantina, compiendo scorribande tra le botti e le bottiglie del rosso d’Oltrepò. E la bontà del vino rosso Buttafuoco, sempre secondo la leggenda, avrebbe a tal punto mitigato gli animi dei soldati imperiali da renderli facilmente propensi più a operazioni di pace che ad operazioni di guerra contro le truppe piemontesi e la popolazione locale.
Attraversando il Mediterraneo e finendo in Sardegna nella azienda vitivinicola Sella&Mosca troviamo il Cannonau Dimonios in onore dei Diavoli rossi della Brigata Sassari.
Arrivati a questo punto non ci resta che alzare i calici e brindare al..... VINO!